Duccio Di Stefano nasce a Siracusa, il 04/04/1969.

Dopo aver terminato gli studi, ha lavorato prevalentemente nell’area commerciale e nel settore di pubbliche relazioni per varie aziende e strutture di natura diversa. Ma presto avverte una spiccata sensibilità ricettiva per la prosa e la poesia, che lo porta a collaborare e prestare il suo talento a testate giornalistiche e gruppi editoriali locali. Affascinato da sempre da quegli autori di scuola latina, visceralmente innamorati della loro terra e che intingono la penna nelle loro radici, egli stesso si definisce uno “scrittore carnale”. E se esistono autori che scrivono dei romanzi brevi o dei racconti lunghi, a ragion veduta la scrittura di Duccio Di Stefano si può definire pressoché una “lunga poesia”. Nel 2014 ha pubblicato sette poesie scelte e selezionate dalla casa editrice Pagine all’interno della collana Riflessi; Nel 2015 è stato finalista  e autore scelto per il Premio Inchiostro e Anima, dedicato alla poetessa Mariannina Coffa, classificandosi al terzo posto e ottenendo così di essere inserito nell’omonima antologia nella sezione “Epistole d’Amore”; Privilegio che si è ripetuto l’anno successivo, nel 2016, con la nuova antologia relativa al suddetto concorso. Dal 2017 scrive sul quindicinale siracusano La Civetta di Minerva, firmando sia la pagina sportiva dello stesso giornale ma occupandosi sovente anche di tematiche sociali. Nel 2018, infine, esce il suo primo romanzo in solitaria, “Angelo di pietra. La barca del destino”, edito dalla Carthago edizioni. Sposato con Ivana e padre di Bianca e Susanna, vive a Siracusa dove insieme alla moglie produce e commercializza manufatti di ceramica artistica. E fra una ceramica e l’altra, continua a scrivere liriche e racconti… “affinchè tutta la poesia che ho dentro, possa essere letta, raccolta conservata, riletta e fatta propria.”

 

Duccio Di Stefano

Angelo di Pietra

La barca del destino

Romanzo

Nota critica

Un inno all’amore, per dirla -giustamente- con le parole del prefatore di questo primo romanzo di Duccio Di Stefano, scommessa della Carthago Edizioni. Romanzo lapideo -aggiungerei- per l’icastica brevità narrativa che contrae il racconto nella sua estensione, espandendolo però nel suo significato più intrinseco. Lapideo, come quell’angelo di pietra, appunto, che fa capolino nel titolo e sulla copertina, e che aleggia su tutta l’esposizione narrativa fino ad atterrare nell’ultimo capitolo, entro un’atmosfera sacrale che permea la trama, fitta -nonostante ciò- di secolari istinti e tratti carnali che rasentano il puro erotismo. Una storia semplice, come tutte le più complicate storie d’amore: desiderio-possesso-perdita-dolore. Ma l’autore trova un finale che sconvolge non poco il lettore e che lo porta oltre il velo delle aspettative. Un inno all’amore, dicevo: Gonzalo e Carolina (emblemi della contaminazione culturale di questa terra), una Sicilia sempre buttanissima, una barca di nome Sebastiano Padre (eco di verghiana memoria), e ancora esploix di carnalità, dolore e rabbia per un amore impossibile e poi una struttura bipartita in passato/futuro, memoria e speranza, dove il presente si spiega in un climax di rievocazioni dal ritmo lento; infine, una sequenza epistolare che pare richiamare quel pianto d’amore struggente del Grossmann migliore. Graditi i riferimenti autobiografici. Un romanzo semplice che induce alla riflessione su grandi temi universali. Un romanzo da leggere sotto il tiepido sole d’aprile. Che ne faccia ciò che vuole, poi, il vento…

Vanessa Leonardi

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