
«Anelo all’eternità, perchè lì troverò i miei quadri non dipinti, e le mie poesie non scritte».
Kalhil Gibran
Un vecchio filosofo ebbe a dire che dall’immagine unica ed inesprimibile si è caduti – volenti o nolenti – a diverse immagini, per cui l’uomo, riusciendone a rintracciare il percorso, può, forse, ricondursi oltre ciò che crede di se stesso. Capita così a chi vuol risalire alla grande caduta dell’angelo, per esempio, che da una bara “cornuta” si ritrova uomo immerso nel confuso materialismo di questo mondo… Questi tentativi di reintegrazione di cui gli artisti sono padroni – a parer nostro – sono vere tracce dell’esser uomini e donne in cerca. Si valorizzino dunque i pennelli e le grafie di chi non ha smesso di pensare, immaginare e confrontarsi con l’apparente muta tela. Oggi vogliamo nuovamente affermare il diritto di raggiungere quegli spazi attraverso cataloghi, vernissage, comunicati stampa, rappresentanza e distribuzione che diano respiro e visibilità ad opere che non possono rimanere sorde alle orecchie e occluse agli occhi di chi ancora vuole vivere confrontandosi e specchiandosi nell’opera altrui. Ogni artista desidera tale dialogo.