Quanto resta della notte?

20,00

2018, pagg. 160
ISBN 9788894934120

Il testo viene incoraggiato dalle parole di Papa Benedetto XVI rivolte alla curia romana: «Credere non è altro che, nell’oscurità del mondo, toccare la mano di Dio e così, nel silenzio, ascoltare la Parola, vedere l’Amore».

Il testo avverte circa lo stato di fragilità del nostro presente in cui la storia avanza verso un profondo disagio e in cui le tante realtà che un tempo apparivano splendide, sono ora ridotte a un triste cumulo di macerie, effetto dell’immane devastazione delle numerose certezze che in passato hanno contribuito all’origine stessa della cultura occidentale. Da più parti si sente il bisogno di scoprire spazi di interiorità, ma spesso si è distratti dall’immediato presente che offre risposte accattivanti, seppure provvisorie e di breve durata. Le riflessioni dell’autore intendono fornire alcuni elementi utili a individuare dei possibili percorsi atti a sollecitare risposte, a spingere verso un “oltre”, perché non si corra il rischio di impantanarsi nella nebbia dell’indistinto che rende la vita priva di ogni armonia. In questo dialogo interiore, per don Salvatore Coco, sono state guida alcune espressioni tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento. Afferma l’autore: “Credo, comunque, che questa mia concretezza e la “tensione” verso nuovi orizzonti possano costituire un ponte per immettere nella corrente della vita nuovi elementi e arricchire la convivenza umana. Ho provato inoltre ad individuare una concretezza che, a suo tempo, ha prodotto un rinnovamento. L’ho rilevato nel nostro 700 siciliano pieno di afflato riformistico e, concretamente, nella persona di Rosario Campione, fondatore dell’Eremo S. Anna di Aci S. Filippo”

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