A cura di Alexandro Max Cantello
«Mi piace pensare che il perché di questo titolo non debba essere spiegato e che esso debba invece essere desunto, ricavato da voi lettori in tutta la sua scandalosa portata, quale appuramento d’una possibilità che sta lì per noi tutti, inutilizzata, lascito ultimo di questa lettura una volta conclusa. Null’altro che uno stato percettivo quello acquisito dall’autore e per il quale il quotidiano che oggi vive può dirsi sì benedetto. Non uno stato ideale raggiunto, né una condizione invidiabile o invidiata in sé e per sé che egli avrebbe acquisita, ma soltanto un’interpretazione dalla diretta efficacia alchemica dei propri giorni, compiutasi all’ombra bimillenaria d’uno strumento di tortura e di salvezza, e in sola grazia della persona divina da lì schiodata, risorta, da lui incontrata, un’interpretazione, si diceva, che gli ha consentito di trasformare il piombo e lo stagno di innumerevoli suoi giorni di scontentezze e di pene – nonché un presente non del tutto agile – in un oro inatteso che lustreggia inossidabile».
Dalla Prefazione del curatore.

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